Il cambiamento climatico si fa sentire in modo particolarmente evidente in Svizzera. Qui le temperature stanno aumentando più rapidamente che nella maggior parte dei paesi del mondo e gli esperti prevedono nuovi record nei prossimi anni. I ghiacciai alpini stanno visibilmente perdendo massa, le ondate di calore e i periodi di siccità si stanno moltiplicando, così come gli eventi estremi quali inondazioni, frane o colate detritiche. Le conseguenze sono in ogni caso notevoli: vanno dai danni ingenti alle infrastrutture e all'agricoltura all'aumento dei costi per le misure di protezione e adattamento. In questo contesto, l'8 marzo la popolazione svizzera voterà sull'introduzione di un fondo nazionale per il clima.
L'iniziativa popolare lanciata dal PS e dai Verdi, dal titolo ufficiale «Per una politica energetica e climatica equa: investire per il benessere, il lavoro e l'ambiente (Iniziativa sul fondo per il clima)», prevede lo stanziamento di risorse finanziarie aggiuntive per la protezione del clima, la transizione energetica e la biodiversità. La sua configurazione concreta è politicamente controversa. I sostenitori vedono nel fondo da creare uno strumento centrale per raggiungere gli obiettivi climatici della Svizzera – in sostanza si tratta di emissioni nette pari a zero entro il 2050. Inoltre, l’approvvigionamento energetico del Paese dovrebbe essere garantito in modo sostenibile. Gli oppositori, dal canto loro, mettono in guardia soprattutto dai costi elevati, da nuove tasse e da un indebolimento del freno all’indebitamento. Essi fanno riferimento alle misure già adottate e ritengono che il Paese stia già facendo abbastanza per la protezione del clima.
Miliardi di franchi all'anno
Secondo le intenzioni dei promotori, l'istituzione di un fondo nazionale per il clima dovrebbe essere alimentata ogni anno con una quota compresa tra lo 0,5 e l'1 per cento del prodotto interno lordo – ciò corrisponderebbe attualmente a 3,9-7,7 miliardi di franchi all'anno. Con questi fondi si intendono promuovere in modo mirato progetti che contribuiscano alla riduzione dei gas serra dannosi per l’ambiente o che favoriscano l’adattamento ai cambiamenti climatici. Tra questi figurano ad esempio la riqualificazione energetica degli edifici, lo sviluppo delle energie rinnovabili, la mobilità rispettosa del clima, le innovazioni tecnologiche nell’industria e nell’agricoltura, nonché le attività a tutela della biodiversità.
I promotori sostengono che la protezione del clima e della natura non possa essere lasciata esclusivamente alla responsabilità individuale dei cittadini. «Sono necessari massicci investimenti pubblici per promuovere le energie rinnovabili e produrre in Svizzera quanta più energia sostenibile possibile», si legge nella presentazione dell’iniziativa.
Trattandosi di una modifica costituzionale, per l'approvazione è necessaria la doppia maggioranza del popolo e dei Cantoni. La configurazione concreta del fondo dovrebbe essere decisa in seguito dal Parlamento.
Opportunità economiche
Per i sostenitori, il fondo per il clima è una risposta necessaria all'urgenza della crisi climatica. Essi criticano il fatto che gli strumenti esistenti siano troppo frammentati e non sufficienti per raggiungere gli obiettivi di emissione in tempo. Un fondo consentirebbe «investimenti pianificabili su più anni» e garantirebbe sicurezza di pianificazione a cantoni, comuni e imprese.
Inoltre, sottolineano le opportunità economiche. Gli investimenti nella transizione energetica potrebbero creare nuovi posti di lavoro e rafforzare la Svizzera come polo di innovazione. Secondo il comitato promotore, l’inazione costa di più: «Per ogni franco investito oggi in misure di protezione del clima, in futuro si risparmierebbero quattro o cinque franchi». Come prova, i sostenitori citano gli alti costi causati dalle catastrofi naturali del passato.
Un altro argomento centrale riguarda l’approvvigionamento energetico. Circa il 70 per cento dell’energia consumata in Svizzera proviene da fonti fossili importate. La guerra in Ucraina ha dimostrato quanto sia vulnerabile questo sistema e quanto sia importante una maggiore produzione interna di energia rinnovabile.
L'iniziativa riceve sostegno anche dalle organizzazioni ambientaliste. Il WWF, ad esempio, mette in guardia da ulteriori investimenti in infrastrutture fossili. «Per preservare un clima vivibile, non dobbiamo più investire in centrali elettriche, veicoli e sistemi di riscaldamento che utilizzano energie fossili come petrolio, gas e carbone», afferma Patrick Hofstetter, esperto di clima ed energia del WWF Svizzera.
Rischio di debiti aggiuntivi
Il Consiglio federale e il Parlamento raccomandano invece di respingere l’iniziativa. Pur riconoscendo la necessità di agire in materia di protezione del clima, ritengono tuttavia che un nuovo fondo non sia necessario. Nel messaggio del DATEC si legge che la Confederazione, i Cantoni e i Comuni stanno «già facendo molto per raggiungere l’obiettivo di zero emissioni nette entro il 2050». Solo la Confederazione avrebbe a disposizione circa due miliardi di franchi all'anno per misure climatiche ed energetiche. Altri 600 milioni di franchi sarebbero destinati alla biodiversità.
In effetti, la legge sul clima e l'innovazione, la legge sul CO2 rivista e la legge sull'energia rivista contengono un'intera gamma di misure di sostegno e incentivi. Per il Consiglio federale è indiscutibile che siano necessari ulteriori investimenti per l’obiettivo «zero emissioni nette» e lo sviluppo delle energie rinnovabili nazionali. Esso ritiene tuttavia che la strada intrapresa oggi, con un mix di misure di promozione mirate, prescrizioni e strumenti di economia di mercato, offra incentivi sufficientemente efficaci per la riduzione delle emissioni di gas serra.
Gli oppositori vedono con particolare criticità le ripercussioni finanziarie che avrebbe l’accoglimento dell’iniziativa popolare. Si sostiene che i promotori non abbiano fornito indicazioni concrete sul finanziamento del fondo per il clima, mentre le spese «non sarebbero soggette, almeno temporaneamente, al freno all’indebitamento». Si teme un indebolimento della politica finanziaria svizzera. Secondo il comunicato del DATEC, la Confederazione dovrebbe stanziare ogni anno da due a quattro volte più fondi rispetto a oggi per la politica climatica ed energetica.
Inoltre, il Consiglio federale mette in guardia da un impiego inefficiente dei fondi. Esiste il rischio di effetti di free-riding: con il fondo potrebbero essere «cofinanziati progetti che i privati avrebbero comunque realizzato». Dal punto di vista della politica normativa, si critica il fatto che l’iniziativa «punti unilateralmente sui sussidi federali», indebolendo così la responsabilità individuale e il principio «chi inquina paga» sancito dalla Costituzione. «Questa è la strada sbagliata», afferma il DATEC. «I costi dei danni ambientali devono essere sostenuti in primo luogo da chi li provoca e non dalla collettività.» Anziché ricorrere a sovvenzioni statali, la protezione del clima dovrebbe avvenire attraverso incentivi, tasse di incentivazione e direttive chiare, sottolineano gli oppositori dell’iniziativa.
Priorità spostate
In occasione della votazione sul fondo per il clima, si voterà quindi su qualcosa di più di una questione di dettaglio di politica finanziaria. Sono in gioco questioni fondamentali sul ruolo dello Stato, sul finanziamento della transizione ecologica e sulla responsabilità dell’economia e della società. Un sì potrebbe aprire nuovi margini di manovra, ma comporta dei rischi; un no confermerebbe la rotta attuale.
E a cosa tendono gli elettori a diverse settimane dal voto? Secondo un primo sondaggio commissionato dalla SRG nel gennaio di quest’anno, il 60 per cento degli intervistati respinge l’iniziativa popolare. Solo il 35% si è espresso a favore. Per ora si tratta solo di un'istantanea. Il risultato del sondaggio mostra però che la proposta viene «giudicata in modo sorprendentemente critico», come afferma Lukas Golder dell'istituto di ricerca GFS di Berna in un comunicato stampa. La guerra in Europa, un rapporto transatlantico fragile, un mondo in crisi: tutto ciò ha portato a un cambiamento delle priorità. «L'attenzione rivolta alle finanze federali e alla sicurezza fa sì che il dibattito sul clima venga soffocato», secondo la valutazione di Golder.
Indipendentemente dall'esito della votazione, resterà la sfida di conciliare protezione del clima, competitività economica e stabilità finanziaria. La decisione alle urne non darà una risposta definitiva a queste domande, ma dovrebbe comunque plasmare la rotta della politica climatica della Svizzera per i prossimi anni.